
Abitare il suono: perché l’audio è diventato parte dell’architettura
Abbiamo intervistato Stefano Folli, architetto dello Studio Associato di Architettura Ferri-Folli di Como, specializzato nell’integrazione tra progettazione degli interni e ascolto hi-fi di alto livello
Negli ultimi anni il nostro rapporto con la casa è cambiato in modo radicale. Dopo il Covid, le persone trascorrono molto più tempo tra le mura domestiche: lavorano, si rilassano, ricevono amici e cercano spazi che non siano solo belli, ma che facciano stare bene davvero.
Come architetto che lavora tra Milano, Como e Lugano, Stefano Folli ha visto crescere in modo trasversale l’attenzione verso il comfort psicofisico, non solo verso l’estetica. In questo contesto, la qualità dell’esperienza sonora ha assunto un ruolo centrale. Un buon impianto audio non è un lusso accessorio: è uno strumento che migliora la vita quotidiana.
Ascoltare musica in modo corretto riduce lo stress, favorisce la concentrazione, migliora il riposo e rende la casa un luogo più equilibrato. Investire in un impianto audio ben progettato, inserito correttamente negli spazi, significa prendersi cura di sé. È una scelta che incide sul benessere tanto quanto la luce naturale, i materiali o la qualità dell’aria. La casa post-Covid non è solo un contenitore: è un ambiente che deve supportare chi lo vive, anche attraverso il suono.
1. Architetto Folli quanto conta l’ambiente nell’esperienza di ascolto di un impianto hi-fi di alto livello?
Conta moltissimo. Un impianto eccellente in un ambiente sbagliato rende al 50%. Spazi, superfici, volumi e materiali influenzano la resa sonora quanto l’elettronica. L’errore più comune è pensare che l’audio sia solo una questione tecnica: in realtà è anche architettura.
2. Qual è l’errore più frequente che vede nelle case degli appassionati di musica?
Trattare l’impianto come un corpo estraneo. Diffusori messi dove “stanno bene” visivamente ma suonano male, oppure nascosti per paura che disturbino l’arredo. Il risultato è una stanza elegante ma acusticamente povera.
3. È possibile conciliare estetica raffinata e prestazioni audio elevate?
Sì, ma serve progettazione. Quando arredo e audio vengono pensati insieme, non c’è compromesso. Anzi, spesso il risultato finale è migliore sotto entrambi gli aspetti. Il problema nasce quando l’impianto arriva a progetto finito.
4. Quali materiali d’arredo aiutano di più dal punto di vista acustico?
Legno, tessuti, librerie vere, tende pesanti, tappeti ben dimensionati. Al contrario, superfici continue in vetro, marmo o resina riflettono troppo il suono. Non serve trasformare il salotto in una sala di registrazione, basta equilibrio.
5. Open space e hi-fi: matrimonio possibile o causa persa?
Possibile, ma più complesso. Gli open space sono belli ma acusticamente difficili. In questi casi lavoriamo su zonizzazione, arredi “funzionali” al suono e scelta accurata dei diffusori. Senza un progetto, il rischio è tanto volume e poca qualità.
6. Quanto è importante la posizione dei diffusori rispetto all’arredo?
È cruciale. Dieci centimetri possono cambiare tutto. Distanza dalle pareti, simmetria, rapporto con divani e pareti laterali: sono dettagli invisibili ma determinanti. Qui il dialogo tra architetto e consulente audio fa la differenza.
7. Sempre più clienti chiedono impianti discreti o invisibili. Cosa ne pensa?
La discrezione è legittima, l’invisibilità totale no, se parliamo di vero hi-fi. Alcune soluzioni integrate funzionano bene, altre sacrificano troppo il suono. Il mio approccio è chiaro: integrazione sì, occultamento a tutti i costi no.
8. Quando consiglia di coinvolgere un esperto audio in un progetto di interni?
All’inizio. Subito. Anche solo per una consulenza preliminare. Costa meno, evita errori e permette soluzioni eleganti che dopo sarebbero impossibili. L’audio non va “aggiunto”, va previsto.
9. Che differenza nota tra chi investe solo nell’impianto e chi investe anche nell’ambiente?
Il secondo ascolta davvero la musica. Il primo cambia componenti di continuo cercando qualcosa che in realtà manca nella stanza. L’ambiente giusto valorizza l’impianto e riduce l’insoddisfazione cronica dell’audiofilo.
10. Per concludere, un consiglio secco per chi sta arredando casa e ama la musica?
Non separare le due cose. Casa e musica sono parte della stessa esperienza. Se ami davvero il suono, fallo entrare nel progetto architettonico, non relegarlo a un angolo.




